Mirabolanti avventure degli abitanti di Casa Logic, che non ospita più sei (+n) brutti in via XXX nel centro di Bologna -
Un misto tra il governo Prodi e la fattoria degli animali.
Chi ha ucciso Romero Morales nella sparatoria avvenuta alla pizzeria De Marco's e perchè? Perchè a due passi dal Triangle Social Club, dai territori che erano di Vincent "Chin" Gigante e Vito Genovese? Certo da De Marco's potete trovare anche dei quadrati di pizza, anzichè i soliti triangoli, e la pizza non è buona come quella che Demarco fa a Brooklin. Ma vi sembra un buon motivo? Quattro morti in pochi secondi non si vedevano da anni, ma la vita scorre tranquilla tra Sullivan e Blecker street... I tempi sono cambiati, sono tutti morti: nessuno andrà più a confessarsi.
Siamo tutti d'accordo che questo blog abbia sempre seguito e debba continuare a seguire le seguenti regole auree, o che comunque la prassi consolidata ed unica che lo ha fatto vivere si sia sempre retta intorno ai seguenti principi?
chi più ne ha (voglia) più ne mette (contenuti)
non ci sono regole al di fuori di queste regole e del buon senso dei singoli, se questo non basta muoia Sansone e tutti i Filistei
non ci sono principi al di fuori di questi principi, perchè nessuno ha principi superiori ad altri logici e di fare una costituente non ne abbiamo voglia
questo blog non ha uno scopo preciso
l'unico reato mortale contemplato consiste nello scassinamento dei codici di ingresso (e non a caso non è mai successo)
queste regole auree non sono una carta d'intenti nè un manifesto e dunque si intendono connesse esclusivamente alla vita di questo blog e non ad una visione più estesa della vita
Tutti possono rispondere, qualificandosi o no. Ai logici si richiede qualifica, per evidenti ragioni scientifiche di validità del sondaggio. Chi risponde NO è gentilmente pregato di motivarlo. Tale sondaggio non è esaustivo dell'intenso dibattito apertosi, ma vuole essere un tentativo di uscire dall'angusto spazio di suddetto dibattito per volare più in alto e riprendere la divertente riottosità di questo blog. Firmato nessuno.
Le edizioni Oscar Mondadori, della settimana appena trascorsa, hanno proiettato “Gomorra” al primo posto dei libri più venduti.
Il testo di Roberto Saviano narra, con una attenta ed articolata lettura degli eventi, l’evoluzione della camorra nell’ultimo decennio, soprattutto quella tra Napoli e Caserta, vista come una delle maggiori forze imprenditoriali campane; fenomeno malavitoso che Saviano alimenta di spunti tratti dal mondo civile, economico e sociale del nostro tempo, spunti che fanno diventare questo testo un libro godibile, supportato com’è da una sottile vena letteraria ed una arguta analisi sociologica del fenomeno, leggibile con estrema scioltezza anche per i non addetti ai lavori. Ventiseienne, napoletano, Roberto Saviano con “Gomorra” è alla sua prima assoluta, avendo sostenuto in questi primi anni di attività paraletteraria una intensa esperienza giornalistica dei fatti di terra campana, collaborando peraltro con i quotidiani “il Manifesto” e il “Corriere del Mezzogiorno” e non disdegnando pubblicazioni di articoli anche su altre testate nazionali e dando il placet alla pubblicazione di reportages in raccolte e periodici.
Inoltre, è anche bene evidenziare che Roberto Saviano collabora con l’Osservatorio sulla camorra e l’illegalità.
Queste esperienze, che Saviano, per quanto attiene Terra di Lavoro, afferma di averle viste e vissute con le letture degli articoli di Raffaele Sardo, Vincenzo Palmesano e ispirandosi alla prosa letteraria di Giustino Fortunato, oltre chiaramente alla copia e alla misura di carte processuali, di altre storie e di raccolte tratte dai vari organismi anticamorra, rappresentano una originale realtà che, sventrata dalle letture e dalle carte, lo hanno portato a maturare una idea complessa della camorra, la quale, a seconda della sensibilità di chi legge le scorrevoli pagine del testo, pubblicato dai tipi della Mondadori, è vista ora come feroce e sanguinaria, ora come romantica e sognatrice e, invenzione letteraria perfetta, allo stesso tempo l’una e l’altra insieme.
E’ veramente difficile, intanto, non rimanere affascinati da quanto è descritto nel libro sulle variabili dell’adesione al “Sistema” e della nascita di un camorrista, come nel caso di Gennaro del clan Di Lauro. Si fa fatica a rimanere freddi circa le ambizioni e la ferocia di chi insegue i sogni di una vita non vissuta, di un retaggio civile, sociale ed economico fermo ai primordi dei primi rudimenti culturali. Come pure è affascinante la tesi della proiezione hollywoodiana che macera il contesto camorristico campano, che fa presa, per assoluta coincidenza, con alcune trame di noti sceneggiati filmici. Quasi che i boss nostrani si ispirassero volutamente ai boss di Cosa Nostra americana, emulando la vita e le opere di certi padrini di oltreoceano.
Intanto è un libro da leggere, da capire e da tradurre, soprattutto per le istanze di quanti sono lontani dal vivere civile e dalla legalità, per propalare una visione reale dell’esteso fenomeno del “Sistema” campano del malaffare. I reati che vengono tratti dalle cronache giornalistiche e giudiziarie indicano il percorso postmoderno di una camorra dagli infiniti gangli e dalle variabili impazzite: dai rifiuti tossici, sversati nelle stesse terre di proprietà ereditate, acquisite o fittizie, dei boss fino allo smercio del “mattone”, il lingotto di droga, compiuto da un poco più di un ragazzetto che al suono della musica neolomedica napoletana apprende anche ad uccidere chi gli ordina la “paranza”.
E, poi, la descrizione dei viaggi, tra i vicoli di Napoli e le campagne di Casal di Principe, compiute da Roberto Saviano con un quasi mitico vespino, riporta la memoria al cinema degli anni sessanta, in cui bastava avere una lambretta per sognare di cavalcare il mondo. E Saviano, con una vespa, è riuscito a cavalcare la camorra di ieri e di oggi e a raccontarla come solo sa fare un vero scrittore dei nostri tempi.
La legge è uguale per tutti! Valentino corri corri che stanno venendo a prenderti...
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